GIACOMO AGOSTINI
INTERVIEW
Quanto conta la testa rispetto al talento quando si corre per vincere?
La testa è la cosa più importante. Ti guida, ti insegna a sviluppare e usare il talento che hai. Senza la testa non si va lontano. Il talento è un dono, ma la testa fa la differenza e decide chi può arrivare in alto.
Se dovesse scegliere un solo giro della sua carriera da rivivere, quale sarebbe?
Non saprei sceglierne uno perché ho avuto tanti momenti belli: il giorno in cui ho iniziato a correre, la mia prima vittoria in un Gran Premio, il mio primo titolo mondiale, la prima vittoria negli Stati Uniti con la Yamaha dopo essere passato dalla MV Agusta… Ogni campionato vinto è stato un momento di gioia e ognuno rimane speciale nella mia memoria.
Ha mai avuto paura?
No, non credo di aver mai avuto paura nel senso classico del termine. Certo, correre in moto comporta dei rischi, ma se fai questo mestiere non puoi avere paura. La passione e la concentrazione superano qualsiasi timore. La velocità, le gare, le sfide: tutto questo richiede attenzione, decisione e lucidità. Piuttosto che paura, ho sempre sentito rispetto per la moto, per il circuito e per le condizioni in cui correvo, e questo rispetto mi ha aiutato a correre sicuro e a dare il meglio in pista.
Qual è il ricordo più bello che ha?
Nel cuore porto il 1966, quando ho vinto il mio primo titolo mondiale a Monza davanti a 130-140 mila persone. È stata una gioia incredibile, e il giorno dopo, leggendo i giornali e vedendo la TV, mi sono reso conto davvero di essere campione del mondo.
Cosa ne pensa dei corridori di oggi? Nota differenze rispetto a quando era lei in gara?
Oggi, a differenza del passato, ci sono molti vantaggi tecnologici: elettronica, centraline… io preferivo che il pilota fosse il protagonista assoluto. Per vincere serve talento, testa, organizzazione e capacità di usare la propria intelligenza. Vedo comunque ragazzi preparati in gara, che fanno spettacolo e dimostrano talento.
C’è un pilota attuale in cui rivede qualcosa di sé?
Tutti quelli che vincono come Valentino Rossi, Marquez, Martin.
Vuole lasciare un messaggio per chi vuole iniziare?
Bisogna avere grande amore per lo sport che si sceglie o che madre natura ti fa scegliere. Lavorare con serietà, allenarsi correttamente, avere una vita regolata, evitare vizi come fumo e alcol. La testa guida tutto: senza serietà e disciplina non si diventa professionisti.
In che modo lo sport le ha permesso di crescere personalmente?
Grazie allo sport ho avuto l’opportunità di viaggiare in tutto il mondo, conoscere diverse culture, entrare in contatto con persone di paesi come Giappone, Australia, America ed Europa, e imparare molto da queste esperienze anche al di fuori delle piste.
Ci racconti del suo progetto, del suo museo
A casa mia ho una sala dedicata a tutte le mie vittorie, con i trofei, le medaglie, le fotografie, le tute, i caschi e le moto con cui ho gareggiato. Col tempo mi sono reso conto che quella stanza era troppo piccola per contenere tutto e, soprattutto, volevo poter condividere queste esperienze con le persone. Per questo ho deciso di creare un vero museo, aperto al pubblico, dove poter raccogliere e mostrare tutte le mie vittorie e i ricordi della mia carriera. Sarà pronto a febbraio e spero che possa piacere e interessare a molti appassionati.