COVER STORY

MAURIZIO MIRI

La Cover Star di questo mese è Maurizio Miri, stilista bresciano di origini siciliane, con una lunga esperienza nel mondo del fashion. La sua passione per la moda nasce fin da ragazzo, grazie all’attività di famiglia. Dopo le prime esperienze nel settore, nel 2008 decide di seguire la propria strada e fondare il suo marchio. Da allora ha costruito una carriera ricca di esperienze e collaborazioni importanti, anche nel mondo dello spettacolo.

Mauri, nel corso della tua carriera hai raggiunto traguardi importanti, ma sappiamo che le tue ambizioni vanno ancora oltre. Che cosa pensi ti manchi per raggiungere quel livello a cui aspiri? E quanto incidono le difficoltà del mercato attuale sul tuo percorso di crescita? È una domanda interessante, alla quale, però, non so dare una risposta precisa. Se sapessi esattamente che cosa mi manca, probabilmente mi metterei subito a studiare per colmare quella lacuna. Quello che so è che mi piace affrontare ogni giorno come una nuova sfida, cercando continuamente di imparare e migliorarmi. Oggi mi trovo in una zona industriale di Brescia e non in una soffitta a Parigi. Questo significa che ho ancora molta strada da percorrere prima di raggiungere il livello a cui ambisco. Il mio obiettivo è continuare a crescere, non soltanto dal punto di vista professionale, ma anche nella conoscenza, nella cultura e nella sensibilità. Credo che siano proprio questi gli elementi fondamentali per riuscire a esprimere pienamente la propria visione e dare il meglio di sé. In fondo, penso che ognuno si trovi esattamente dove merita di essere, in relazione al percorso che ha compiuto e alle competenze che ha acquisito. Per questo sono consapevole di avere ancora tanto da imparare. Che cosa mi manca davvero? Sarà il tempo a dirmelo. Per quanto riguarda il mercato, invece, non credo che esista un momento più difficile di un altro. Ogni epoca ha avuto le proprie complessità, vent’anni fa come quarant’anni fa o un secolo fa. Quello che cambia è il contesto in cui ci troviamo a operare. Oggi ci sono certamente difficoltà diverse rispetto al passato, ma esistono anche nuove opportunità.

La vera sfida sta nel saper leggere il presente, comprenderne i cambiamenti e farsi trovare pronti quando si presenta l’occasione giusta. Credo che la preparazione, la volontà e soprattutto l’umiltà siano indispensabili per affrontare qualsiasi percorso professionale. Bisogna continuare a mettersi in discussione, senza pensare di essere mai arrivati, perché è proprio attraverso questo atteggiamento che si possono riconoscere e cogliere le opportunità che il mercato offre.

Hai quasi sminuito il tuo atelier perché si trova in una zona industriale di Brescia. In realtà, hai creato una vera e propria oasi di storia in mezzo a un deserto di cemento, dando nuova vita a un antico mulino. Non credi che sia proprio questa particolarità a rendere il tuo spazio così affascinante e riconoscibile? Assolutamente, ma mi piace provocare e andare controcorrente. La scelta di questo luogo non è casuale: volevo creare qualcosa di diverso, uno spazio che avesse una propria storia e che rispecchiasse il mio modo di essere, lontano dalle logiche commerciali tradizionali. Non ho mai voluto creare uno showroom aperto a tutti, ma uno spazio riservato a chi desidera davvero conoscere il mio mondo e comprendere ciò che c’è dietro ogni creazione. In un certo senso, mi piace mettere delle barriere, perché voglio che le persone vadano oltre le apparenze e riconoscano il valore del mio lavoro, che non si limita alla semplice vendita di un prodotto. Credo in un modo diverso di vivere l’acquisto, dove non si sceglie un abito per apparire o dimostrare uno status sociale, ma per esprimere se stessi. Chi entra nel mio atelier deve ritrovare qualcosa di personale in ciò che indossa. È questa la filosofia che cerco di trasmettere e che, secondo me, rappresenta il futuro della moda.

Chi sono le persone che scelgono le tue creazioni e che cosa pensi apprezzino maggiormente del tuo stile e della tua filosofia sartoriale? La soddisfazione più grande arriva sicuramente dai clienti finali, da quelle persone che entrano in negozio e decidono di investire una cifra importante per acquistare un mio abito o una mia giacca. Per me, questo è il riconoscimento più autentico del lavoro che svolgo ogni giorno, perché significa che qualcuno ha saputo riconoscere e apprezzare il valore di ciò che realizzo. Naturalmente, nel corso degli anni ho avuto anche la fortuna di attirare l’attenzione di personaggi conosciuti, i cosiddetti VIP, che mi cercano e scelgono le mie creazioni perché riconoscono nel mio lavoro un’elevata qualità, una grande attenzione alla sartorialità e un valore che va oltre il semplice capo d’abbigliamento.

Sono caratteristiche che ho cercato di sviluppare e perfezionare nel tempo e che oggi rappresentano l’identità del mio prodotto. Chi si rivolge a me non cerca soltanto un abito di qualità, ma qualcosa che possa accompagnarlo nella propria attività professionale, contribuendo anche a comunicare la sua personalità e la sua immagine. Credo infatti che un capo d’abbigliamento possa offrire a chi lo indossa un valore aggiunto, che nasce dall’insieme di diversi elementi: lo stile, la qualità dei materiali, la cura dei dettagli, il valore sartoriale e soprattutto il modo in cui viene percepito dagli altri. Un abito comunica molto di una persona, del suo carattere, della sua posizione e del modo in cui desidera presentarsi al mondo. È proprio su questo aspetto che ho sempre cercato di costruire la mia identità professionale. Il messaggio a cui tengo maggiormente, e che spero arrivi a chi sceglie le mie creazioni, è che il mio prodotto non è semplicemente un abito, una giacca o un cappotto. È qualcosa di più profondo: una filosofia, una visione personale e, soprattutto, uno stile di vita.

Le tue origini siciliane rappresentano una parte importante della tua storia e della tua identità. Quanto hanno influenzato il tuo percorso personale e professionale? C’è qualcosa della cultura, delle tradizioni e della sensibilità della tua terra che ritroviamo anche nelle tue creazioni sartoriali? Assolutamente sì. Credo che le mie origini abbiano avuto un ruolo fondamentale nella costruzione della mia identità, sia personale che professionale. Se dovessi scegliere una parola per descrivermi, probabilmente sarebbe “ossimoro”, perché dentro di me convivono due realtà apparentemente opposte, due modi diversi di essere e di vedere le cose. Chi mi conosce personalmente, e poi osserva le mie giacche, spesso rimane sorpreso. Sono una persona estroversa, estrosa, a volte anche un po’ particolare, mentre le mie creazioni esprimono eleganza, sobrietà e una profonda attenzione alla tradizione sartoriale. In realtà, credo che siano proprio le mie giacche a raccontare la parte più vera di me, quella che non sempre emerge attraverso il mio carattere. La Sicilia e le mie origini meridionali hanno sicuramente contribuito a sviluppare questa sensibilità. Da quella cultura ho ereditato il valore della passione, delle emozioni, della conoscenza e della bellezza.

Sono cresciuto con un forte rispetto per la qualità, per il lavoro artigianale e per tutto ciò che viene realizzato con cura e attenzione. Allo stesso tempo, vivendo e lavorando al Nord, ho fatto miei altri valori altrettanto importanti: la disciplina, il sacrificio, l’organizzazione e la dedizione al lavoro. Ho imparato quanto siano fondamentali la programmazione, il rispetto delle regole e la costanza nel perseguire i propri obiettivi. È proprio dall’incontro di queste due identità, così diverse tra loro, che nasce la mia creatività. Da una parte c’è il rigore del Nord, dall’altra la passione e la sensibilità del Sud. Sono due aspetti che convivono dentro di me, a volte si scontrano, ma proprio da questo contrasto nasce un’energia che sento il bisogno di esprimere. Per me, realizzare una giacca significa dare forma a questa energia e raccontare qualcosa di profondamente personale. È il mio modo di esprimermi, di trovare un equilibrio tra le diverse parti del mio carattere e di dare un senso alla mia identità. In un certo senso, la sartoria è anche una forma di terapia personale. Attraverso il mio lavoro riesco a esprimere emozioni, pensieri e contrasti che fanno parte di me. E la cosa divertente è che, invece di pagare qualcuno per fare terapia, ho la fortuna di essere pagato per realizzare le mie giacche.

Crescere in una famiglia numerosa e con una forte tradizione può essere una grande ricchezza, ma anche una sfida. Quanto è stato difficile trovare la tua strada e affermarti professionalmente? Non è stato semplice. A ventitré anni ho sentito il bisogno di allontanarmi dal contesto familiare per costruire qualcosa di mio e seguire il mio percorso. Non voglio fare la vittima, perché credo che ognuno di noi abbia le proprie difficoltà da affrontare. Mio padre diceva sempre che, se tutti andassimo in piazza per scambiare la nostra croce con quella di qualcun altro, alla fine torneremmo a casa con la nostra. È un insegnamento che porto ancora con me, perché ognuno ha le proprie sfide e deve imparare ad affrontarle.

Nel corso della tua carriera hai vissuto esperienze importanti e incontrato grandi personalità. Quali sono i momenti che ti hanno dato maggior soddisfazione? Sicuramente l’incontro con Renzo Rosso. Tutto è iniziato quando ha notato una mia giacca durante un convegno. Da lì sono nati diversi confronti, anche molto accesi, ma sempre stimolanti. Un’altra grande soddisfazione è stata vestire Fabio Fazio per Rischiatutto e lavorare con Nek e Renga a Sanremo, un progetto che ha dato grande visibilità al mio marchio.

Nel tuo atelier organizzi periodicamente eventi che coinvolgono clienti e amici, creando occasioni di incontro e nuove conoscenze. Come nasce l’idea di questo format? Ho sempre desiderato che il mio atelier fosse uno spazio vivo, non esclusivamente legato alla vendita delle mie creazioni. Questi eventi nascono proprio dalla volontà di offrire ai miei clienti e amici un’occasione per incontrarsi, confrontarsi e trascorrere del tempo in un ambiente piacevole. Per me la sartoria è anche cultura, dialogo e relazione, ed è bello vedere come da un semplice incontro possano nascere nuove idee e opportunità. È un modo per condividere la mia visione del lavoro anche attraverso le persone che scelgono di farne parte.

C’è un personaggio famoso che ti piacerebbe vestire?

No, voglio continuare a vestire chi apprezza la mia filosofia, indipendentemente dalla notorietà.

Dai Mauri, raccontaci la verità!

Va bene, forse Brad Pitt! In realtà, avevo già sviluppato un progetto per lui, destinato a un importante brand del lusso, ma questa è un’altra storia… magari ve la racconto la prossima volta!

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