BIG MOOD INTERVIEW
SERGIO CAMMARIERE
Sergio è uno dei segreti meglio custoditi e più amati della musica italiana. Cantautore e pianista raffinato, ha saputo costruire un ponte unico tra la grande tradizione della canzone d’autore e le sonorità calde del jazz, della bossa nova e della musica classica. Lontano dalle mode passeggere e dotato di una sensibilità poetica rara, Cammariere sa rendere ogni concerto un viaggio intimo ed emotivo, guidato dal tocco inconfondibile delle sue dita sulla tastiera. Questa magia trova la sua perfetta collocazione all’interno di Jazz On The Road 2026, lo storico festival diffuso che porta la grande musica d’improvvisazione in contesti architettonici e paesaggistici di immenso fascino. Tra le tappe più attese spicca senza dubbio l’appuntamento al Castello di Desenzano del Garda. Una location sospesa tra storia e natura, dove le antiche mura medievali si affacciano sulle acque del lago, offrendo un’acustica naturale e un’atmosfera mozzafiato, perfetta per accogliere le note dell’artista calabrese. Sul palco dell’arena del Castello, Cammariere si presenta con una formazione straordinaria: Luca Bulgarelli al contrabbasso, Daniele Tittarelli al sax alto e Michele Santoleri alla batteria. Insieme a questi ottimi musicisti, il pianista dà vita a un concerto intenso, alternando momenti di virtuosismo jazzistico a canzoni immortali come “Tutto quello che un uomo”. Sotto il cielo stellato del Garda, la poesia e l’intesa del quartetto creano un’esperienza sensoriale indimenticabile, in cui la musica dialoga con la bellezza del panorama.
Attraversare l’Italia e fare concerti con queste temperature non è da tutti: come ci riesci? Non è semplice, lo ammetto… Viaggiare in lungo e in largo per l’Italia in questo periodo è faticoso. Ma quando trovi un pubblico straordinario, tutto cambia: vieni quasi proiettato in una nuova visione del mondo. La musica che portiamo sul palco diventa un tramite, un ponte verso qualcosa di più alto, e noi siamo solo dei mediatori. È questa connessione profonda che ci unisce al pubblico, ed è proprio questa essenza che le persone percepiscono e portano a casa dopo ogni concerto.
Riteniamo che la tua musica sia per un pubblico sensibile e che abbia “gusto”, cosa ne pensi? Il “gusto” è fondamentale ed è parte integrante dell’ascolto. Chi ci ascolta percepisce la bellezza dell’armonia, l’etica e l’estetica della musica. In fondo, noi siamo solo esseri di passaggio, ma abbiamo il ruolo di educatori: il nostro obiettivo è accogliere e coinvolgere le persone in uno spazio sonoro che sia ogni volta unico e irripetibile.
Tu vieni dalla Calabria, qual’è il rapporto con la tua terra? La Calabria per me è pura ispirazione. La natura incontaminata e il Mar Ionio hanno plasmato gran parte delle mie composizioni. Da bambino ho avuto la fortuna di vivere in una casa proprio sulla spiaggia, sperimentando un legame viscerale e profondissimo con l’acqua. Andavo a pescare e, a modo mio, ho iniziato a lavorare giovanissimo: raccoglievo le vongole per rivenderle ai bar del lungomare. Con quei piccoli guadagni mi compravo la mia libertà, che all’epoca significava semplicemente fare una partita a flipper. La mia vita e la mia musica sono nate lì, da quel senso di libertà assoluta.