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BRUNA BIANCO – L’ULTIMA MUSA DI UNGARETTI
Abbiamo avuto il grande piacere di conoscere Bruna Bianco, l’ultima musa di Giuseppe Ungaretti, che durante una piacevole e amichevole chiacchierata ci ha aperto il cuore, raccontandoci la storia del suo incontro con il grande poeta e lanciando un appello accorato per il futuro della cultura: “Aiutiamo i ragazzi a ritrovare il piacere della parola”. In un mondo contemporaneo sempre più dominato da schermi, automazioni e tecnologia esasperata, la parola resta l’arma più potente, l’unico vero strumento rimasto per conquistare la propria libertà. Dietro la grandezza del mito letterario, Bruna ci tiene a ricordare soprattutto l’uomo: un Ungaretti generoso, capace di trasmettere un’incredibile gioia di vivere e di insegnare a trovare la felicità nelle piccole cose di ogni giorno. Tutto ebbe inizio nel lontano 1966 a San Paolo del Brasile per un mix perfetto di fatalità, curiosità e sfrontatezza giovanile. Il poeta si trovava in città per una serie di importanti conferenze; Bruna, all’epoca una giovane immigrata italiana, lesse la notizia sul giornale e decise di tentare la sorte. Portava con sé un sacchetto di poesie scritte a mano, nate come un modo intimo per sfogare le delusioni d’amore. A scuola i programmi si erano fermati ai classici come Dante e Petrarca; di Ungaretti non sapeva assolutamente nulla, ma sentiva il bisogno di un riscatto attraverso l’arte. L’incontro nella hall dell’albergo fu magico e sorprendente.
Il poeta, inizialmente distratto dai troppi impegni, si sedette comunque ad ascoltarla. Sentire quell’italiano perfetto e musicale lasciò la ragazza stregata. Dopo un’ora e mezza di chiacchiere fitte, al momento dei saluti, un gesto d’affetto spontaneo accese una scintilla impossibile da ignorare. Ungaretti partì per Rio de Janeiro, ma il richiamo di quell’incontro fu troppo forte: accorciò il viaggio di dieci giorni e tornò subito a San Paolo. Da un tempestivo abbraccio davanti alla porta dell’hotel cominciò il loro grande e travolgente sogno d’amore. Quando il poeta rientrò a Roma, per non spegnere il fuoco della passione a causa della distanza, i due si fecero una promessa solenne: scriversi ogni singolo giorno. Un patto mantenuto alla lettera per tre anni, che ha lasciato in eredità un patrimonio straordinario di quasi 400 lettere, oggi pubblicate da Mondadori nel volume Lettere a Bruna. In quelle pagine si ritrova il contatto vivo con i giganti della cultura del Novecento come Pasolini e Picasso. Per Bruna, in un Brasile allora schiacciato da una dura dittatura militare, quelle lettere rappresentarono una finestra spalancata sull’universo, una salvezza. Oggi, quel dono immenso viene regalato al pubblico come un invito universale a non dimenticare mai la bellezza, l’arte e la natura.